Il
Progetto "Stare bene insieme" è
studiato per garantire un adeguato supporto psicologico
e un aiuto concreto ai familiari delle donne operate al seno
per carcinoma mammario.
L’obiettivo primario è quello di sostenere
la famiglia che è il centro del “credere nella
vita”.
Il Comitato Andos Ovest Vicentino ha sede presso l’Ospedale
Civile di Montecchio Maggiore – Vicenza ed opera nel
territorio dell’Ulss 5 da più di sei anni. Con
il proprio volontariato, con i medici coordinatori scientifici,
con la psicologa e con gli operatori, offre aiuto e dà
sostegno alle numerose donne che in questi anni hanno conosciuto
il tumore al seno e le inevitabili conseguenze, ma che hanno
trovato gli stimoli per riaffacciarsi alla vita.
E’ importantissima la forza di volontà di ognuna,
ma anche la condivisione dell’esperienza.
L’Associazione di volontariato Andos agevola questo
processo con persone disposte a prendersi carico del disagio
reale: infatti la primordiale finalità è la
riabilitazione globale della donna. E’ un processo che
procede in modo lento, ma necessario alla rinascita della
donna stessa e deve essere supportato da persone affettivamente
vicine.
Dopo un intervento al seno che la donna può subire
per una patologia maligna della mammella, succede nella maggior
parte dei casi che la persona si trovi a confrontarsi con
una realtà che di colpo può sembrare drasticamente
cambiata.
Un confronto difficile, impegnativo che generalmente i meccanismi
di difesa tendono a rimuovere o a esprimersi in forme illusorie
che rischierebbero la cronicizzazione del disagio.
È forse questo il momento in cui la persona può
avvertire una sensazione di solitudine, senza via d’uscita
o di angoscia mal celata nei confronti dell’ambiente
in cui vive e, quindi, della famiglia.
Forse è il momento della resa dei conti e il risultato
di questo confronto può essere diverso a seconda dei
meccanismi che intervengono nel processo di liberazione e
della contemporanea presenza di alcuni fattori familiari indispensabili.
Sicuramente “quelli della famiglia” possono aiutare
la persona impegnata nel confronto, ma è necessario
innanzitutto che questa riesca a crederci. La presenza della
famiglia è indispensabile in questo momento di necessità
perché rielaborare il valore della malattia con un
familiare offre sicuramente un sostegno efficace per rimuovere
insieme gli ostacoli e credere ancora nella vita.
Dall’esperienza di questi anni, capita sovente nell’Associazione
che i familiari si sentano “sprovveduti” di fronte
alla malattia tumorale femminile. Allo smarrimento della donna,
si aggiunge quello del coniuge e dei figli.
Gli atteggiamenti di questi possono variare dalla iperprotettività
alla ipoprottetività a danno, molto spesso, della donna
malata che non trova in famiglia un punto di riferimento sicuro
su cui appoggiarsi.
La domanda “qual è il migliore atteggiamento
da assumere?” spesso non trova una risposta corretta
e adeguata alle circostanze, tanto da permettere lo sfociare
di emozioni epidermiche e manifestazioni d’istintività.
La situazione peggiora quando la donna ha dei figli minori;
su di essa gravano sensi di colpa per essersi ammalata in
un momento “sbagliato” destinato semmai alla crescita
dei figli e, nel contempo, i figli minori non godono di quella
serenità necessaria alla loro crescita armonica.
Molti dubbi arrivano all’Associazione riguardanti anche
l’alimentazione della malata oncologica, le attività
che può svolgere, gli sport che può praticare,
le mansioni che le sono più idonee e che non recano
danni fisici e psichici…
L’obiettivo generale di questo progetto
è di garantire un supporto psicologico ai familiari
delle donne ammalate di cancro alla mammella ( per
le sfere post-chirurgiche, psicologiche, terapeutiche, riabilitative
e oncologiche) tramite incontri dove i parenti siano aiutati
a maturare un atteggiamento positivo che supporti il percorso
della donna ammalata.
Attraverso l’attivazione di piccoli gruppi di auto-mutuo-aiuto,
con la presenza di una volontaria e di un esperto (che di
volta in volta può essere la psicologa-psicoterapeuta,
il chirurgo-senologo, il fisiatra, il medico nutrizionista,
il medico oncologo) si cercherà di offrire le migliori
informazioni in modo da generare un atteggiamento positivo
di fiducia, sostenuto dalla speranza e dalla certezza di non
essere soli in questa esperienza.
Una visione positiva sicuramente garantirà una soluzione
armoniosa e la fiducia genererà una migliorata coscienza
del sé così da aiutare l’altro.
Non solo saranno date informazioni, ma attraverso la conversazione
spontanea e il dialogo guidato si cercherà di rimuovere
quegli ostacoli che fungono da inibitori ad un sereno evolversi
della malattia.
Il progetto ha durata triennale
per assicurare maggior tempo ai bisogni dei familiari e poter
formare le volontarie con maggiore serenità, senza
l’incombenza temporale (i gruppi di auto-mutuo-aiuto
dopo il triennio procederanno in maniera autonoma) ed aver
infine un ventaglio più ampio di casistiche da sottoporre
alla verifica in itinere e a lunga distanza.
Gli incontri saranno cadenzati da appuntamenti mensili
e/o quindicinali (in base alle richieste).
Ogni incontro avrà la durata di due ore
circa e la partecipazione è gratuita.
Gli incontri saranno condotti dalla psicologa-psicoterapeuta
dott.ssa Paola Pupulin, accompagnata dalla
dott.ssa Silvia Mazzon e da una Volontaria.
Gli incontri di tipo medico saranno tenuti dal dott.
Graziano Meneghini, dal dott. Vittorio Todarello
e dal dott. Ferruccio Savegnago, tutti in
sede Andos previo appuntamento.
Il nostro sentito grazie va alla Regione Veneto – Assessorato
alle politiche Sociali, all’Associazione Ladies’
Circle di Vicenza e all’Ulss 5, sostenitori di questo
progetto.
Referente e responsabile del progetto è la ns. Presidente
Piera Pozza.
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